Filtri Instagram: la vera bellezza esiste ancora?

Le probabilità che, scattando una foto proprio ora, tu senta il bisogno di migliorarla attraverso i filtri di Instagram sono davvero molto alte. Che si tratti della foto della tua colazione, di una vista della tua città o di un selfie, sicuramente un filtro sarà in grado di rendere al meglio ogni dettaglio della tua foto enfatizzandone i colori e magari ritoccandone i difetti.

Le probabilità che, scattando una foto proprio ora, tu senta il bisogno di migliorarla attraverso i filtri di Instagram sono davvero molto alte. Che si tratti della foto della tua colazione, di una vista della tua città o di un selfie, sicuramente un filtro sarà in grado di rendere al meglio ogni dettaglio della tua foto enfatizzandone i colori e magari ritoccandone i difetti.

I filtri di Instagram: uno standard estetico utopico?

Condividere le proprie immagini è il focus di questo social network: ogni momento della nostra quotidianità può essere fotografato e postato, ma sapevate che pubblichiamo tutti le stesse cose?

È proprio così, e a ricordarcelo è il profilo Instagram @insta_repeat, dove assistiamo alla stessa immagine replicata più e più volte da diversi utenti. Che si tratti quindi di un paesaggio o della tua cena la verità è sconcertante: siamo tutti uguali.

Ma il peggio accade quando si tratta del proprio viso: dai filtri di Instagram a FaceTune, siamo in grado di modificare i nostri connotati fino a renderci persone completamente differenti e senza alcun difetto. Una realtà storpiata sempre più presente che ci fa chiedere quanto una persona reale abbia in comune con la propria immagine sui social. Cosa penseremmo se incontrassimo uno di questi profili “perfetti” nella vita reale?

Un’idea potrebbe darcela un altro profilo Instagram, @celebface, che si presenta con lo slogan “welcome to reality”, mostrando modelle, attrici e chi più ne ha più ne metta, in un inquietante “prima e dopo” l’utilizzo dei filtri.

Instagram face: siamo tutti uguali?

Ma anche il nostro viso è così ripetibile? Assolutamente sì. A dirlo è un articolo del New Yorker che ha coniato il termine Instagram Face, che racchiude al suo interno quelli che sono diventati i canoni di bellezza dominanti nell’era social: viso giovane, incarnato di porcellana, zigomi alti, occhi da cerbiatta contornati da ciglia lunghe e folte, naso piccolo e stretto, e labbra carnose e turgide.

Un mosaico che illustra come potrebbe apparire ogni donna in un prossimo futuro se fosse una discendente diretta di Kim Kardashian, Bella Hadid, Emily Ratajkowski e Kendall Jenner: “una sorta di scultura non realistica, il cui viso sembra fatto di argilla”, così ha commentato il famoso make-up artist Colby Smith.

Standardizzazione vs diversità e inclusività

In un periodo storico in cui si cerca di mettere in luce la diversità e l’inclusività, un’altra parola, assolutamente opposta, viene sponsorizzata sui social network: standardizzazione.

Più di un semplice termine, la standardizzazione si sta diffondendo in maniera sempre più capillare non solo tra le celebrità ma anche tra gli utenti comuni che, desiderosi di apparire ogni giorno più simili ai nuovi ideali di bellezza, modificano le proprie foto in maniera sempre più radicale. A questo si accompagna anche il bisogno di sentirsi, oltre che belli, accettati e apprezzati, possibilmente attraverso like visibili e commenti lusinghieri.

Viviamo, dunque, nell’era della contraddizione: mentre si cerca di promuovere un’idea di bellezza unica data anche dalle proprie imperfezioni, nel cyberspazio continuano a comparire immagini ritoccate che si inchinano all’Instagram Face.

Guida all’utilizzo consapevole dei filtri di Instagram: istruzioni per l’uso

Per arginare questo fenomeno bisognerebbe riflettere sull’uso che facciamo dei filtri sui social: se alcuni possono effettivamente contribuire a migliorare le nostre foto e aiutarci a farci esprimere meglio la nostra personalità è più che lecito utilizzarli, ma bisogna imparare a capire quando questi vengono utilizzati in modo sano e quando no.

Modificare luci e colori per mettere in risalto alcune peculiarità della nostra foto o per valorizzare il nostro volto non è tossico ma semplicemente volersi mostrare al proprio meglio, e non c’è niente di sbagliato in questo.

Tentare di rispondere ad assurdi e irraggiungibili canoni estetici, al contrario, non rientra nell’uso consapevole dei filtri: manipolare la propria foto restituendo un’immagine che non ci rappresenta assolutamente non è più un valorizzarsi ma pura finzione.

Dovremmo tutti tentare di promuovere una visione di bellezza più varia e inclusiva, difendendo i termini “diversity” e “inclusivity”, e soprattutto reale.

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