La signora dell’architettura: Gae Aulenti

La signora dell’architettura: Gae Aulenti

L’architettura, così come il design, è una disciplina in cui da sempre l’Italia fa scuola. Eppure, siamo piuttosto certi che se ti chiedessimo di pensare a un architetto italiano contemporaneo con molta probabilità nella tua mente comparirebbero i nomi di Renzo Piano e Stefano Boeri.

L’architettura, così come il design, è una disciplina in cui da sempre l’Italia fa scuola. Eppure, siamo piuttosto certi che se ti chiedessimo di pensare a un architetto italiano contemporaneo con molta probabilità nella tua mente comparirebbero i nomi di Renzo Piano e Stefano Boeri.

Eppure, di donne che si stanno facendo strada nel mondo dell’architettura ce ne sono diverse e, talvolta, poco conosciute. Ecco perché vogliamo raccontarvi di una grande protagonista femminile del Novecento, considerata tra i migliori architetti della sua generazione e che ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo del design.

“L’architettura è un mestiere da uomini, ma io ho sempre fatto finta di niente”

Gae Aulenti non è solo la piazza fulcro di uno degli interventi di riqualificazione più importanti di Milano degli ultimi anni ma bensì il nome di una degli architetti e designer di fama internazionale che ha segnato il panorama dello scorso secolo tra iconiche opere di industrial design, progetti di architettura d’interni e importanti ristrutturazioni.

Nata nel 1927 in provincia di Udine, Gaetana “Gae” Aulenti, esordisce professionalmente a Milano nel 1953, iniziando a lavorare come redattrice per la rivista Casabella-Continuità sotto la direzione di Ernesto Nathan Rogers, architetto e professore di cui divenne anche assistente universitaria presso il Politecnico di Milano.

È proprio l’esperienza con Rogers che  uno dei cardini del lavoro di Gae, insegnandole che l’architetto deve essere “in primo luogo un intellettuale”: una lezione che porterà sempre con sé, affiancando ai suoi progetti non solo la ricerca letteraria e storica ma anche quella artistica e musicale.

Costretta a confrontarsi con un’Italia distrutta dalla guerra, dove l’architettura era più che mai incentrata nel recupero dei valori del passato e dell’ambiente costruito esistente, una Milano razionalista e il lascito dello stile fascista e della sua mentalità, non particolarmente favorevoli all’emancipazione femminile, Gae Aulenti decise di andare controcorrente esprimendo tutto ciò che veniva considerato negativamente “femminile” attraverso il Neoliberty

Corrente revivalista nata in contrapposizione al razionalismo, il Neoliberty tentava di ritrovare una continuità con la tradizione dello stile liberty dando al contempo una sorta di rilettura dell’Art Nouveau, riprendendone per esempio il gusto per l’ornamento e per il suo semplice ruolo estetico. 

“L’architettura appartiene alla città”

Quella di appoggiare e perseguire uno stile controtendenza fu una sorta di dichiarazione di guerra, che le valse tanti riconoscimenti internazionali quanto critiche negative. Nonostante ciò, Gae rimase fermamente legata ai suoi insegnamenti, come la necessità di instaurare un dialogo tra il contemporaneo e il passato, e alla corrente Neoliberty, nonostante la sua breve durata, riuscendo a farlo proprio e adoperandolo nel design industriale.

Proprio in questo campo le sue intuizioni divennero celebri in tutto il mondo: basti pensare alla poltrona a dondolo “Sgarsul” del 1962 o alla lampada “Pipistrello”, realizzata per il negozio Olivetti nel 1965 e che la rese celebre. 

Lampada da tavolo “Pipistrello” – Photo credits: Martinelli Luce

Il tema floreale venne ripreso anche in diversi suoi progetti come quello di ristrutturazione del Museo D’Orsay di Parigi. Qui, dopo aver conservato la struttura originale della stazione ferroviaria D’Orsay, costruita nel cuore di Parigi per l’Esposizione Universale del 1900, cercando di preservarne al meglio l’identità, diede vita a una serie di interessanti soluzioni progettuali per gli spazi interni e i percorsi espositivi.

Vista generale del Museo d’Orsay – Photo credits: Pedro Fiúza

“Mi fa imbestialire la ghettizzazione in genere. A cominciare da chi dice: come architetto ho preso una donna”

Il lavoro di Gae Aulenti ha avuto anche un importante ruolo “sociale” imponendo all’opinione pubblica la necessità di riconoscere il lavoro individuale di un professionista, indipendentemente dal suo genere: “Ci sono un sacco di altre donne architetto di talento, ma la maggior parte di loro preferisce lavorare con gli uomini. Ho sempre lavorato per me stessa, e questo mi ha insegnato molto. Le donne in architettura non devono pensare di essere una minoranza, perché nel momento in cui lo fai, vieni paralizzato da questo pensiero”.

Sono stati innumerevoli i suoi riconoscimenti. Tra i più importanti spiccano il Praemium Imperial, il premio giapponese consegnato annualmente alle personalità più influenti dell’arte e dell’architettura di tutto il mondo, il Marble Architectural Awards 2007 e la Medaglia d’Oro alla carriera nel 2012, poco prima della sua scomparsa.

Inoltre, fu intitolata Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore e Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Soprannominata la “signora dell’architettura”, Gae Aulenti ha lasciato in eredità la capacità di ignorare le critiche e di scavalcare gli ostacoli di una società che cerca – spesso ancora oggi – di limitare il ruolo femminile all’interno di professioni prettamente maschili.

Conoscevi questa protagonista femminile del Novecento? Cosa ne pensi? Raccontaci il tuo parere nei commenti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *