Porta Venezia: storia e curiosità di uno dei quartieri più glamour di Milano

Porta Venezia: storia e curiosità di uno dei quartieri più glamour di Milano

Prima di proseguire con il nostro piccolo itinerario dove scattare foto architettoniche super instagrammabili, interrottasi davanti all’iconico edifico di Vico Magistretti nello scorso episodio, che ne dite se ci addentriamo un po’ nella storia del quartiere di Porta Venezia e dintorni?

Prima di proseguire con il nostro piccolo itinerario dove scattare foto architettoniche super instagrammabili, interrottasi davanti all’iconico edifico di Vico Magistretti nello scorso episodio, che ne dite se ci addentriamo un po’ nella storia del quartiere di Porta Venezia e dintorni?

Storia e curiosità

Come abbiamo già detto nella scorsa puntata, al di fuori delle mura orientali della città fu necessario costruire nel XV secolo un lazzaretto. Con il passare degli anni, per non dire dei secoli, il lazzaretto fu distrutto e ne rimane oggi come sua testimonianza la Chiesa di San Carlo e qualche altro piccolo frammento. 

Iniziamo con qualche curiosità! Sapevate che un tempo corso Buenos Aires si chiamava “stradone per Loreto” e successivamente “corso Loreto”, dal nome del villaggio di Loreto che sorgeva attorno alla chiesa e al convento dei frati di S. Bernardo, in prossimità dell’odierna piazza Argentina?

Il nome attuale, infatti, gli è stato conferito nel 1906 in occasione dell’Esposizione Universale al fine di promuovere un’immagine più internazionale della città e per commemorare la massiccia immigrazione italiana nei paesi del Sud America. Ecco quindi nascere anche Piazza Argentina e Piazza Lima. 

Inoltre, a cavallo tra il XIX e XX secolo dovete sapere che la via era attraversata, lungo l’attuale viale Tunisia, dalla cintura ferroviaria milanese che conduceva alla vecchia Stazione Centrale, sita nell’odierna piazza della Repubblica, costruita nel 1857 e demolita nel 1931 a seguito dell’entrata in servizio dell’attuale stazione.  

A testimoniare i cambiamenti di questo viale sono le numerose foto storiche che immortalano in bianco e nero una Milano diversa ma sempre elegante, nella quale sarebbe bello oggi poter tornare per passeggiare all’ombra dei filari d’alberi che costeggiavano il corso e che si allungavano lungo la strada ricordando vagamente un boulevard parigino.

Ad oggi, a circa un secolo di distanza, senza più alberi, attraversamenti ferroviari e tramvia, ma con una lunghezza di 1.600 metri e più di 350 negozi di diverse tipologie, corso Buenos Aires si attesta come una delle passeggiate commerciali più lunghe e affascinanti d’Europa anche se, forse, ha perso un po’ della sua allure.

Se anche voi vi siete persi nell’immaginare come doveva essere lo spirito di questa zona nel periodo antecedente la guerra allora non potete non conoscere un tesoro nascosto dove immergersi completamente negli anni Trenta!

Quindi pronti e via con il nostro itinerario!

Casa Museo Boschi Di Stefano

In via Jan, a pochi passi da corso Buenos Aires si trova la bellissima Casa Museo Boschi Di Stefano, situata all’interno di una palazzina realizzata da Piero Portaluppi tra il 1929 e il 1931. Abitato un tempo dai coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, l’appartamento presenta un’esposizione di circa trecento delle oltre duemila opere collezionate dai due, tra dipinti, sculture e arredi, oggi distribuite adottando un criterio di successione cronologica e di selezione qualitativa curata da Maria Teresa Fiorio, ex Direttore delle Civiche Raccolte d’Arte di Milano. 

Dovete sapere, infatti, che prima dell’apertura, l’appartamento era un vero e proprio museo abitato dove gli spazi, l’allestimento e gli arredi risultavano quasi “sottomessi” alle ragioni dell’arte: è stata quindi necessaria un’accurata selezione delle opere, straordinarie testimonianze dell’arte italiana del XX secolo, che dunque non riflettono l’originaria sistemazione. 

Lasciatevi incantare dai dipinti che rivestono le pareti fino al soffitto e dagli arredi che, fatta eccezione per pochi mobili, sono frutto di una serie di acquisti mirati dalla Fondazione nel rispetto dello stile dell’edificio e dell’epoca di nascita e sviluppo della collezione.

Palazzo Argentina

Concluderei con un’architettura piuttosto emblematica e ci catapulta dagli anni Trenta agli anni Cinquanta: è proprio in questo periodo che Piero Bottini e Guglielmo Ulrich realizzano Palazzo Argentina. 

Concepito come edificio polifunzionale, con tanto di sala cinematografica, galleria, esercizi commerciali e una torre residenziale che svetta con i suoi quattordici piani sul quartiere, l’intero complesso occupa un intero isolato, rendendo la sua imponente presenza quasi aliena al contesto circostante, sebbene non sia improntato verso una specificità architettonica. 

Non vi dice molto? Provate a vederlo come progetto frutto di una lunga diatriba e che desiderava apparire come un’opera dimostrativa e di ribellione, in opposizione a quanto previsto dal piano regolatore dell’epoca. Snaturato nel corso delle diverse varianti presentate in corso d’opera, Palazzo Argentina rappresenta oggi un edificio “attuale” ma purtroppo privo di quella straordinaria forza prospettica che Piero Bottoni gli aveva conferito inizialmente e che lo rendeva così affascinante. 

Se avete seguito con piacere la storia e le architetture più interessanti e instagrammabili di Porta Venezia e corso Buenos Aires fateci sapere se conoscete qualche curiosità che non abbiamo inserito! Voi quale quartiere amate di più della vostra città? Raccontatecelo nei commenti!

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