Tamara de Lempicka: l’affascinante e misteriosa “donna d’oro”

Tamara de Lempicka: l’affascinante e misteriosa “donna d’oro”

Tra i personaggi artistici più iconici e intriganti del Novecento non ci si può certo dimenticare di Tamara de Lempicka, chiamata anche la “donna d’oro” o “la Garbo dell’Est”…

Tra i personaggi artistici più iconici e intriganti del Novecento non ci si può certo dimenticare di Tamara de Lempicka, chiamata anche la “donna d’oro” o “la Garbo dell’Est”.

Simbolo della modernità dello scorso secolo, dicono sembrasse più una diva di Hollywood che una pittrice e che fosse affascinante quanto misteriosa. A darne prova il suo quadro più famoso, “Autoritratto nella Bugatti verde”, risalente al 1932, pura espressione della sua essenza: al volante una donna elegante, seducente e trasgressiva, indipendente e moderna, libera di guidare e andare ovunque.

Tamara de Lempicka: l’affascinante e misteriosa “donna d’oro”

“Vivo la vita ai margini della società, e le regole della società normale non si applicano a coloro che vivono ai margini” – Tamara de Lempicka

La sua storia è avvolta dal mistero e dall’anticonformismo: nata Maria Gurwik-Górska a Varsavia alla fine dell’Ottocento, viene cresciuta dalla nonna Clementine, insieme alla quale compie il primo importante viaggio in Italia, visitando le principali città d’arte.

Sempre accompagnata dalla nonna si trasferisce a Mentone, in Francia, dove impara i rudimenti del disegno e della pittura per completare poi i suoi studi tra la Svizzera e la Polonia. La morte della nonna la costringe, ancora giovanissima, a trasferirsi ospite di sua zia a San Pietroburgo dove conosce l’aristocratico avvocato Tadeusz Łempicki, che diventerà suo marito nel 1916.

Due anni più tardi, con l’esplosione della Rivoluzione Russa e la posizione notoriamente controrivoluzionaria di Tadeusz, si trasferisce con il marito prima a Copenaghen e poi a Parigi. Proprio nella capitale francese nasce la figlia Kizette e Tamara inizia a lavorare come disegnatrice di cappelli e a seguire diversi corsi di pittura all’Académie de la Grande Chaumiere e all’Académie Ranson, affinando il suo stile personale fortemente influenzato dall’arte dell’Art Déco, dal Cubismo e dal Neoclassicismo.

Nel 1922 espone per la prima volta le sue opere al Salon d’Automne, dove diventa famosa con il nome di Tamara de Lempicka. Da qui in poi continuerà a far parlare di sé, diventando una delle icone mondane e artistiche de la Ville Lumière.

A mutare non è solo il suo nome ma anche la storia della sua vita. Era solita dichiarare per convenienza, infatti, di essere nata a inizio Novecento a Mosca e questo non solo perché a detta popolare questa la faceva apparire più nobile ma anche per nascondere le origini paterne ebree.

È proprio qui che prende vita la costruzione del suo personaggio: una diva elegante e seducente, che ci teneva a curare la sua immagine e a non passare inosservata. La sua attenzione per i dettagli, dai guanti al trucco, dalle collane ai boccoli, la rese un’icona tra i salotti mondani dell’epoca.

Tamara de Lempicka: l’affascinante e misteriosa “donna d’oro”

“Sono stata la prima donna a dipingere in maniera chiara e pulita: questo è il segreto del mio successo” – Tamara de Lempicka

A livello artistico Tamara, o meglio, il suo personaggio, si sprigiona nel racconto di figure femminili spesso prese da eleganti ritrovi di prostitute, vestite di solo rossetto, ammalianti e misteriose che, seppur continuamente diverse, ritraggono sempre la stessa donna: Tamara.

Tra la diva che è diventata, il personaggio che ha costruito, il successo e il suo amore – assolutamente pubblico e per l’epoca scandaloso – per le donne, finisce anche il matrimonio con il marito, dandole modo di entrare in un mondo di feste ed eccessi.

È in questo periodo che iniziano i suoi incontri con Gabriele D’Annunzio, che tenterà, senza riuscirci, di sedurla più volte nel corso dei suoi diversi viaggi in Italia, tanto da dedicarle la poesia “La donna d’oro”.

A segnare la sua carriera sarà anche l’avvento del Nazismo che la porterà a trasferirsi prima a Beverly Hills e poi a New York con il secondo marito, il barone Raoul Kuffner de Diószegh, portando la sua arte e il suo estro con sé, come molti della sua epoca. Qui cercò di imporsi come figura indipendente in un momento storico in cui le conquiste femminili incoraggiavano uno stile di vita moderno.

Nonostante la sua carriera decolli anche negli Stati Uniti, Tamara, influenzata da un clima di eccessi e notorietà, nonché dalla notizia del secondo matrimonio del suo primo amore ed ex marito Tadeusz, a un certo punto si spezza, cadendo vittima di una grave forma di depressione che non riuscirà mai a superare completamente e che si rifletterà nella sua nuova abitudine di dipingere di notte, da sola, spesso sotto effetto di sostanze.

La diva temprata dalle esperienze tragiche del passato, come la morte prematura del padre, forse morto suicida quando era bambina, lascia così intravedere quello che era ben nascosto sotto la sua facciata di donna fredda e glaciale che l’aveva resa tanto irraggiungibile quanto magnetica.

Alla morte del marito, nel 1961, Tamara si trasferisce dalla figlia a Houston, in Texas, dove sperimenterà la sua ultima fase pittorica: le forme un tempo scultoree si fanno sempre più astratte e di carattere devozionale mentre l’uso del pennello cede il posto all’utilizzo della spatola. Le aspre critiche a questa inversione di rotta della sua produzione artistica però la portano a decidere di non esporre più i suoi lavori, finendo così nel dimenticatoio.

Nel 1969 torna a Parigi dove riprende l’attività artistica, spronata anche dal gallerista Alain Blondel, che la convince a organizzare una nuova mostra presso la Galerie du Luxembourg. Questo evento le restituisce il successo, ma Tamara è ormai stanca e pochi anni dopo abbandona la capitale francese.

Nel 1978 la pittrice si trasferisce a Cuernavaca, in Messico, dove si sposerà con lo scultore Victor Manuel Contreras, spegnendosi poi, due anni più tardi, nel sonno lasciando dietro di sé il ricordo del suo straordinario talento e del fascino di una dea intramontabile.

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